Quando le risorse umane guidano il cambiamento digitale

Ottimizzare i costi, ridurre sprechi economici e di tempo, incentivare l’accessibilità agli strumenti aziendali anche in mobilità, ma sempre in sicurezza… Sono questi alcuni dei vantaggi portati al mondo imprenditoriale dall’accelerazione della digital trasformation.

Le dinamiche aziendali mutano grazie alle tecnologie: nuove modalità di lavoro smart, collaborative ed in movimento, più social e che prevedono la produzione di una quantità di informazioni mai viste prima, create ad un ritmo senza precedenti, ma che se ben sfruttate sono un vantaggio incredibile per la produttività aziendale.

Tecnologie per un nuovo mondo del lavoro

Ed è proprio nell’impostazione di forme di lavoro più agili che la tecnologia dimostra la propria capacità di scardinare vecchi modelli sempre più inadeguati in favore di una nuove modalità di lavoro vantaggiose per il business e le persone che vi ruotano attorno.

L’Osservatorio Smart Working ha infatti stimato che adottare un modello di smart working maturo e strutturato porta un aumento di produttività del 15% circa per ogni lavoratore, 13,7 miliardi di euro di benefici per l’Italia. Lavorare un solo giorno alla settimana da casa per ogni singolo lavoratore coinvolto significa risparmiare 40 ore di spostamenti all’anno.

Entro il 2023, i due terzi della forza lavoro in Europa non saranno vincolati a limitazioni di ubicazione e tempo lavorativo (Fonte IDC) ed anche la legislazione in merito al diritto del lavoro dovrà adeguarsi (l’Italia ha fatto un passo avanti nel 2017 con la legge n.81 che va a normare ed incentivare forme di lavoro flessibili anche tra i lavoratori dipendenti).

Ma il cambiamento più forte deve essere quello della cultura delle aziende coinvolte; sguardo non più alle ore lavorate, ma ai risultati conseguiti. Un cambiamento lento, ma che sta prendendo piede: il 44% dei dipendenti di imprese italiane ha la possibilità di lavorare da remoto. Non sempre lo smart working viene normato attraverso un accordo formale con il datore di lavoro, spesso si tratta di prassi che entrano in uso naturalmente all’interno di un team, perché si è compreso che chi lavora secondo modalità flessibili quasi sempre dimostra una maggiore soddisfazione per la propria vita professionale.

Secondo un’indagine di OnePoll, solo il 3,6% delle persone intervistate considera lo smart working una minaccia per l’organizzazione, vedendo alcune tecnologie come difficili da inserire in azienda, percepite come un ostacolo alla crescita e non un incentivo. Una percentuale così bassa di scettici, dimostra che anche in Italia siamo pronti a questo passaggio.

Cosa serve?

Potersi portare con sé tutte le informazioni necessarie per lavorare e poter essere sempre in contatto con i propri colleghi di lavoro anche se a chilometri di distanza è un punto di partenza banale, ma imprescindibile. Per questo nelle aziende che investono sul lavoro agile si punta su strumenti di lavoro innovativi e collaborativi, anche nella gestione degli spazi (le postazioni individuali lasciano spazio a sale riunioni e per le videoconferenze).

Anche in questo caso l’innovazione tecnologica si propone come leva del cambiamento, permettendo al mondo del lavoro di assecondare quelle abitudini ormai radicate nella nostra vita quotidiana; così come siamo abituati ad avere accesso a tutto ciò che ci riguarda ovunque ed in qualunque momento dal nostro telefono, così anche l’ambito HR si dota di strumenti che consentano ad ogni collaboratore di essere sempre connesso con i colleghi e di avere costante accesso alle informazioni che gli servono: rilevazione presenze da app mobile, registrazione nota spese con una semplice foto dello scontrino, richiesta ed approvazione assenze con un click sul cellulare…

Come reagiscono le risorse umane?

Sempre secondo l’Osservatorio Smart Working, tra gli HR delle società italiane di medio-grandi dimensioni, il 60% ha aumentato gli investimenti in strumenti digitali per le risorse umane, affiancandoli ad ulteriori investimenti in formazione del personale esistente e selezione di nuovi talenti con le competenze necessarie. È chiaro che serve formazione alle novità per gestire in modo proficuo risorse umane e processi organizzativi.

Il focus deve essere allo sviluppo di nuove competenze digitali: secondo la Commissione Europea sono 9 su 10 i posti di lavoro ad oggi che richiedono una qualche tipologia di competenza digitale; le risorse umane non possono ignorare questo dato, ma devono lavorare per portare in azienda la formazione necessaria, mettendo l’aggiornamento costante delle competenze al centro dell’agenda HR.

Sono proprio le risorse umane che possono e devono farsi guida della trasformazione agile dell’organizzazione aziendale: assunzioni, formazione, valutazione si modificano per assecondare nuove dinamiche lavorative.

I nuovi strumenti a disposizione, quando ben sfruttati anche dal dipartimento HR dell’azienda, sono un vantaggio per tutta l’organizzazione: il management ha a disposizione dati più precisi da analizzare per comprendere il funzionamento dell’impresa, il dipendente la possibilità di impostare nuove modalità di lavoro più congeniali ad un buon equilibrio tra vita privata e professionale.

L’attenzione delle risorse umane deve essere non solo sull’acquisizione di nuovi talenti, ma sulla loro retention in azienda: offrire un ambiente di lavoro smart, in cui si investe sul benessere dei dipendenti creando ambienti di lavoro sempre più flessibili è fondamentale per creare team soddisfatti e coinvolti.

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