Alle HR servono degli occhiali nuovi

Che aspetto avranno i professionisti HR del futuro? Quali competenze e caratteristiche dovranno avere per aiutare le organizzazioni a muoversi agilmente in un mondo imprenditoriale che cambia sempre più in fretta? Quali strategie devono attivare per creare valore per il business e le persone che ne fanno parte?

Uno dei messaggi più forti che si sta diffondendo è l’esigenza di non guardare più alle best practice passate, incertezza e cambiamenti costanti fanno sì che ciò che funzionava ieri, oggi possa essere già inutile ed obsoleto, o non adatto allo scopo.

Meglio partire dai principi piuttosto che dalle pratiche: quei capisaldi che possono guidarci nel prendere decisioni e nel valutare i collaboratori, così da acquisire maggiore credibilità e fiducia da parte di tutta l’azienda.

Il dibattito su quali siano questi principi sarà sempre aperto, ma intanto ci sono 8 “occhiali” da indossare (punti di vista da assumere) in funzione di decisioni consapevoli ed informate. Si tratta di un esercizio interessante per capire come questi occhiali possano aiutarci nella nostra vita lavorativa quotidiana, mentre prepariamo un nuovo metodo di valutazione delle performance per esempio, o un progetto di recruiting mirato.

Vediamo quali sono:

– Occhiali del Benessere

Si basa sull’idea che sul posto di lavoro debba essere promosso il benessere nella sua forma più ampia, non solo perché aumenta la produttività dei dipendenti, ma come valore aziendale. Il lavoro deve essere fonte di autonomia e gratificazione per tutti.

– Occhiali del diritto

Le persone non devono essere sfruttate all’osso con l’unico fine di raggiungere un obbiettivo, ma hanno il diritto di essere protette dalle angherie ed acquisire una certa indipendenza sul luogo di lavoro, essere trattate con dignità e rispetto.

– Occhiali del merito

Le organizzazioni dovrebbero essere costruite per garantire eguali opportunità sulla base di talento individuale ed impegno e non per caratteristiche irrilevanti quali genere, orientamento, età, classe sociale…

– Occhiali di equità e giustizia

Non tutti possono competere in base esclusivamente ai loro meriti: le persone hanno differenti capacità di accesso ad istruzione ed educazione. L’azienda deve essere costruita per tenere presente queste differenze e colmare eventuali mancanze.

– Occhiali per le differenze

Accade che premi e benefit vengano distribuiti sulla base delle abilità e dei meriti individuali, ma anche della capacità di negoziazione di ciascuno; in questo modo finiamo per premiare chi ha buona capacità di mettersi in mostra a discapito di chi magari svolge il proprio lavoro in silenzio, con maggiore abilità, ma non sotto la luce dei riflettori.

– Occhiali democratici

Le persone devono poter esprimere la loro opinione sulle decisioni aziendali che le riguardano, perciò è saggio che l’azienda implementi procedure per dar voce a tutti e raggiungere conclusioni condivise.

– Occhiali del carattere

Chi ha potere decisionale deve dimostrare integrità anche di fronte a quelle situazioni che potrebbero comprometterne i principi. Prendere decisioni nelle situazioni difficili significa saper fare la cosa giusta, non seguire una procedura prestabilita.

– Occhiali del futuro

Gli interessi a lungo termine delle persone e delle organizzazioni sono più importanti di quelli a breve termine, ma a volte ce ne dimentichiamo. Le decisioni prese sul luogo di lavoro devono mirare a preservare il benessere nel futuro, il più a lungo possibile.

Lo sappiamo, sono “solo” principi, ed è facile fare della teoria. Ma cosa ne pensi? Sei d’accordo o pensi che la realtà dei fatti si scontri con i buoni principi elencati?

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  1. Ottimi spunti per chi questo lavoro lo ama e lo vive ‘dentro’.
    Aggiungerei un bel paio di “occhiali del coraggio” per intraprendere un viaggio meraviglioso, quello dell’equilibrio vita – lavoro, per una serenità che cammini accanto alla persona…sempre!

    • Hai ragione Giada, oggi il work-life balance è un tema che va sempre ricordato e che chi si occupa di HR deve mettere al primo posto!

  2. Aggiungerei Assertività vista come Garbo e Positività nel porgersi sempre con tutti !
    La buona educazione e la capacità di ascoltare in maniera costruttiva creano e mantengono un ambiente sereno, quindi facile e piacevole da vivere.

    • Grazie Mario per il contributo! È vero, un ambiente in cui le persone sentono di poter esprimere la loro opinione perchè accolta con educazione ed apertura all’ascolto, è un ambiente in cui fioriscono creatività ed innovazione.

  3. Concordo. E come si potrebbe non esserlo?E concordo soprattutto sul finale: la realtà di fatto è lontana anni luce dai principi. Quindi la vera domanda non è se siamo d’accordo sui principi ma piuttosto come si colma il gap. La mia idea è che servano nuove pratiche. Non bastano ( per quanto importanti) le metacompetenze ( passione, coraggio…) che sono e resteranno appannaggio di pochi. Occorrono nuove pratiche. E fra queste io attribuisco particolare rilevanza all’incontro fra Arte e Organizzazione.Ma un incontro “pensato”, “ragionato”, non estemporaneo. Chiunque fosse interessato può venire a trovarci qui. http://www.comenetwork.net/limpresa-come-opera-darte.html

  4. Assolutamente condivisibile, anche se é la strada piú lunga e che, per organizzazioni superficiali (troppe), potrebbe essere un problema di costi. Io, anche dal punto di vista economico, vedo solo implicazioni positive. Unica cosa : gli occhiali bene che li abbia l’HR, ma fondamentale l’abbia tutto il management.

    • È proprio vero Simone, l’HR che combatte con un management ottuso ricorda tanto Don Chisciotte con i mulini a vento!

  5. Condivido in pieno l’orientamento dell’articolo. Uno dei problemi è chiedersi perché le aziende sottovalutano sempre di più aspetti così importanti. A mio avviso, in questi casi si commettono errori madornali perché con gli “8 occhiali” si produrrebbe una maggiore valorizzazione delle risorse ed un conseguente coinvolgimento positivo all’interno dell’azienda.

    • Grazie per il contributo! A noi capita spesso di vedere esempi ppositivi che ci portano a sperare in un futuro in cui il valore di ciascun collaboratore sia riconosciuto e stimato. Tu che impressione hai?

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