Perché il leader è sempre l’ultimo a sedersi a tavola

‘Perché i leader mangiano per ultimi…’ è stato il tema dell’interessante presentazione che l’etnografo ed esperto di leadership Simon Sinek ha tenuto alla conferenza in onore del 25° anniversario di Vistage. L’evento, sponsorizzato da Cezanne HR Ltd, ha portato imprenditori e dirigenti a confrontarsi sul tema della leadership ed a riflettere, in particolare, sul perché alcuni team sviluppano un forte spirito di squadra mentre altri no.

leadership-bigNel suo intervento, Sinek ha rivelato quali sono le dinamiche nascoste che ispirano la leadership e la fiducia. Ha spiegato che sin dall’inizio dei tempi, i ‘leader’ hanno sempre avuto accesso per primi alle scorte di cibo ed altre risorse, ma questo ad un caro prezzo. Infatti, quando si presenta un pericolo, il gruppo si aspetta che il capo si prodighi a mitigare tutte le minacce, anche a scapito del proprio benessere personale.

Questo principio vale ancora oggi ed essere consapevoli di questa aspettativa arcaica che i dipendenti nutrono nei confronti del proprio capo, può rappresentare la discriminante fondamentale tra chi è solo un ‘autorità’ rispetto a chi rappresenta un vero leader.

Allora, in qualità di leader o manager, come si può creare la fiducia che risiede alla base di prestazioni eccellenti ed assicurarsi un team di persone motivate al raggiungimento dei vostri obiettivi di business? Questi sono alcuni dei consigli che Sinek ha voluto condividere con noi:

‘Mettetela sul personale’

La tecnologia ha rivoluzionato il nostro modo di lavorare, ma non sempre in senso positivo. Troppo spesso scegliamo di inviare un’email per comunicare informazioni che andrebbero condivise faccia a faccia. “La posta elettronica è uno strumento razionale, non utilizzatela per comunicare questioni che hanno una valenza emotiva”, suggerisce Sinek. In altre parole, alzatevi dalla sedia e fate di tutto per stabilire connessioni personali con gli altri. L’email è un ottimo strumento per scambiare informazioni (ecco qui l’ultimo documento, questa è la data in cui avrà luogo l’incontro), ma non per le conversazioni in cui sono coinvolti interessi o opinioni personali (cosa ne pensate delle mie idee? Come possiamo collaborare a questo progetto?). I dipendenti potrebbero rimanere inizialmente sorpresi quando vi presentate alla loro scrivania o telefonate in risposta ad una e-mail, ma i risultati alla lunga saranno evidenti. Se le persone percepiscono che avete un interesse genuino a conoscerli meglio e sentire le loro opinioni, sono molto più propensi ad ascoltare i vostri consigli, condividere le vostre idee o impegnarsi con entusiasmo in qualunque cambiamento proponete.

Non parlate e basta, ascoltate

I leader pensano spesso che da loro ci si aspetti una risposta a tutte le domande, e in molti casi hanno la convinzione che sia effettivamente così! È fondamentale, tuttavia, ascoltare il punto di vista delle altre persone e non solo portare avanti la propria opinione. Sentite cosa hanno da dire gli altri, prendete in considerazione le loro idee e resistete alla tentazione di trasformare le loro ‘storie’ nelle vostre storie. Pensateci. Quante volte qualcuno ha iniziato a descrivervi di una sua iniziativa di successo, ma prima ancor di aver concluso siete intervenuti per raccontare un aneddoto della vostra esperienza? Permettete alle persone di parlare e ascoltate ciò che non viene detto così come ciò che viene detto. Acquisirete certamente nuove informazioni e molto probabilmente arriverete prima alla radice dei problemi ed a comprendere il perché di come le persone agiscono e si comportano in determinati contesti. E, naturalmente, se le persone sentono che c’è chi le ascolta, questo vi aiuterà a conquistare la loro fiducia ed a farli sentire parte del progetto o delle decisioni che prendete.

Condividete il successo

Le persone richiedono riconoscimento per i risultati raggiunti. Rientra tra i bisogni primari, ed è la pulsione ad accrescere il nostro status e sentirsi gratificati per aver portato a termine un compito o raggiunto un obiettivo. È questione di orgoglio, la posizione che occupiamo nell’organizzazione o nella società, e come vogliamo essere percepiti dai nostri colleghi. In ambienti altamente competitivi, tuttavia, non è insolito nascondersi dietro le quinte, salvo poi scoprire che altri si prendono i meriti per i vostri sforzi e le vostre idee. Assicuratevi che la cultura del ‘cane mangia cane’ non abbia a prevalere nella vostra organizzazione. Riconoscete apertamente il contributo delle persone che hanno collaborato con voi e ringraziateli pubblicamente per i loro sforzi. Non servono grandi cerimonie o introdurre il premio al dipendente del mese (anche se queste possono essere misure utili per generare un clima premiante in azienda), ma è sufficiente ringraziare regolarmente i propri collaboratori per quello che fanno e riconoscere i loro meriti ed il contributo che offrono attraverso il proprio lavoro.

Siate aperti ad aiutare gli altri

Nella vita, riserviamo un posto di rilievo per coloro che sono disposti a dedicarci il loro tempo ed energia. In un mondo sempre di corsa ed indaffarato, tendiamo a concentrarci più sulle parole piuttosto che su azioni concrete. Ma il tempo trascorso ad aiutare qualcuno ad affrontare un progetto difficile, apprendere nuove conoscenze o affrontare un problema, sarà valutato molto più favorevolmente di tanti buoni consigli e suggerimenti d’aiuto, tuttavia vuoti e di scarsa utilità pratica. Sinek utilizza come analogia il programma dei 12 passi adottato dall’associazione degli Alcolisti Anonimi. Il primo passo è ammettere di avere un problema. Il dodicesimo ed ultimo passo (e la chiave per il pieno recupero) è l’impegno ad aiutare un altro alcolista. Sinek ha chiesto allora al pubblico di pensare a come si sarebbero sentiti se gli avesse detto che la scorsa settimana aveva donato diverse migliaia di euro ad un’associazione di volontariato: “bravo ragazzo, ben fatto!”. E poi, come si sarebbero sentiti se avesse detto loro invece che aveva trascorso il fine settimana ad imbiancare e decorare una scuola locale o una struttura della comunità: “fantastico, ben fatto, forse dovrei farlo anch’io”. L’altruismo è contagioso: se siete disponibili ad aiutare il prossimo, questo sentimento si diffonderà in tutta l’organizzazione a beneficio di tutti.

Rassicurate e promuovete un clima sereno

Quanto si sentono tranquilli e sereni i vostri collaboratori sul posto di lavoro? Sono portati costantemente a pensare a ciò che può accadere se non raggiungono gli obiettivi assegnati o se diventeranno oggetto di schermaglie da parte del boss se le cose prendono una brutta piega? I leader devono essere sempre attenti alla cultura che stanno promuovendo. Se le persone sono sempre attente a guardarsi alle spalle, incerte su cosa devono fare e insicure circa il proprio futuro, spenderanno in preoccupazioni inutili, energia e tempo preziosi che diversamente potrebbero rivolgere nel proprio lavoro. Diventeranno paranoiche e focalizzate su se stesse piuttosto che orientate a lavorare in e per il team. “Più ci supportiamo l’un l’altro, più ci sentiamo al sicuro. Più ci sentiamo di appartenere al gruppo, più saremo motivati a lavorare insieme per sconfiggere le minacce che vengono dall’esterno,” conclude Sinek. Ovvio, come leader, non avrete né il tempo né la possibilità di verificare con ogni singolo collaboratore se questi si sente sicuro e sereno, ma se alimentate questo sentimento tra i collaboratori più stretti, saranno loro a portare questa consapevolezza nei loro team e il ‘circolo della serenità’ si diffonderà per tutta l’organizzazione.

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